L'ITINERARIO
(itinerario Macomer-Bosa Marina)

 

 

IL VIAGGIO ha inizio da Macomer (11.424 ab.) vivace cittadina industriale situata in posizione panoramica nell'estremità meridionale dell'altipiano della Campeda. Dopo la partenza, la linea penetra immediatamente nel paesaggio caratteristico del Marghine: ampie distese pascolive nelle quali si inseriscono ampi tancati delimitati da muri a secco. La vegetazione è costituita in prevalenza da querce, con scarsissimo sottobosco a causa del pascolo del bestiame. Dopo aver superato l'area dell'antico monastero della chiesa di S. Maria di Corte (1149), si arriva alla stazione di Sindia (20233 ab.), dove si trova l'interessante chiesetta di S. Pietro (sec. XII). Si entra ora nella Planargia, la piccola regione pianeggiante (donde il nome) e fertilissima da far si che sorgessero, a breve distanza l'uno dall'altro, tanti centri rurali. Si giunge alla stazione di Tinnura (253 ab.); le case del paese, costruite con i caratteristici blocchi di tufo trachitico estratto dalle cave di Bosa, sono praticamente unite a quelle dei paesi di Suni e Flussio che si costeggerà, proseguendo il viaggio, poco dopo sulla destra  costituendo un unico e grosso agglomerato urbano. I loro territori, come quelli degli altri della zona, sono ben coltivati e curati, e principalmente dedicati alla produzione del vino locale, la Malvasia. Sono anche famosi centri di artigianato, specialmente per la produzione di cestinerie in asfodelo, giunco e canna.

Si entra nella provincia di Oristano e, al km 28,4, si trova la stazione condivisa dai paesi di Tresnuraghes (1.380 ab.), Magomadas (663 ab.) e anche Cuglieri (3.401 ab.), sebbene il paese disti 12 km dalla stazione. Aperto, luminoso, appare ora il panorama, ed ecco davanti, finalmente, il mare!!  E' da questo punto che, dal 10 Maggio 1995, è stato riaperto e può essere ripercorso il tratto più bello della linea, che porta fino al mare di Bosa. Realizzato nel 1888, venne chiuso nel 1981 per motivi di sicurezza. Bisogna dare il giusto merito all'Ente Sardo Industrie Turistiche se adesso è possibile ripercorrere l'intera linea: promotore del progetto "circuiti del Trenino Verde", l'ESIT si è attivato per sensibilizzare la CEE e la Regione Sardegna ad ottenere i finanziamenti necessari per appaltare i lavori di risanamento della linea. Pochi chilometri di ferrovia e si abbandona la provincia di Oristano per tornare a quella di Nuoro.

La discesa è ora evidente e per affrontare il dislivello, la linea, non potendo superare grosse pendenze, è costretta a continue curve, cambi di direzione. In questa varietà di scenari, il mare compare per poi, subito dopo, scomparire, così come le montagne ed i paesi vicino: stabile, lontano a Nord, rimane il Monte Sa Pittada, che consente l'unico riferimento ad un passeggero ormai disorientato. Superata la fermata di Nigolosu, in posizione pittoresca, inizia la lunga discesa lungo la valle della "Malvasia"; quindi il treno gira spericolatamente su un promontorio ("la curva di Nanio") ed offre una completa veduta di tutta la costa, sulla quale, a settentrione, si intravede il porticciolo di Bosa.

Il mare è sotto, vicino, ma ci si allontanerà calando verso la valle interna. Di nuovo il paesaggio cambia completamente: si è tornati in piena campagna, ricca di una folta vegetazione costituita in prevalenza da uliveti, alberi da frutto e vigneti, finché si arriva alla stazione di Modolo (222 ab.), il cui paese compare in alto ad alcuni chilometri di distanza.

La linea prosegue ora per una nuova e definitiva corsa verso il mare, parallela al Rio Turas. La luminosità aumenta, i monti si aprono ed ecco la promessa mantenuta: il mare. La ferrovia svolge un'ampia curva a destra, lungo il sovrastante monte Furru, con il suo famoso nuraghe di vedetta degli assalitori del mare, e scorrerà fino all'arrivo procedendo parallela, lontana di pochi metri, dall'acqua, sopra la strada provinciale. Si arriva al capolinea, la stazione di Bosa marina, diffronte al moderno porto turistico, sulla foce del Temo e dominata dalla seicentesca torre aragonese, costruita a vedetta e a protezione della zona dalle incursioni dei pirati saraceni.

Da qui la linea si spingeva fino a Bosa (8.518 ab.), cittadina dal caratteristico aspetto, che giace in una piccola valle verde del fiume Temo, navigabile in questo tratto per alcuni chilometri. Purtroppo il recupero di quest'ultimo tratto è stato reso complicato da fenomeni di erosione delle correnti marine e fluviali, che hanno compromesso la stabilità della sede ferroviaria; sarebbe un'importante operazione il recupero di questo piccolo pezzo di ferrovia (ca.2 km), che consentirebbe di giungere a pochi metri dal centro storico bosano, dietro le concerie.  

 

 

 

IL TRENINO VERDE